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IL LATTE D’ASINA (progetto futuro)

IL LATTE D’ASINA (progetto futuro)

La sua utilizzazione in campo pediatrico risale già al tempo dei Greci. Per i Romani era una bevanda di lusso. Ippocrate lo raccomandava per ogni tipo di problema: Avvelenamenti e intossicazioni, dolori articolari, cicatrizzazione delle piaghe, ecc... Georges-Louis Leclerc, conte de Buffon, naturalista e biologo francese, molto noto e stimato nella Francia settecentesca, lo segnala nella sua Storia Naturale. All’epoca, e soprattutto a Parigi, vennero impiantate numerose “stalle asinine”, dove le signore eleganti si recavano al fine di ottenere la preziosa bevanda. 

Arrivando ai giorni nostri dal 1990 c’è stato un risveglio scientifico sull’argomento con una vasta produzione scientifica sia in campo zootecnico, interessando le scuole di Milano, Roma, Parma, Bari, Pisa, Catania, Messina, Palermo e Torino. 

Molti studi hanno infatti chiaramente dimostrato che il latte di Asina, le cui caratteristiche composizionali e organolettiche sono più vicine al latte umano, può costituire intanto l’alimento d’elezione in bambini con allergie alimentari nei primi mesi di vita, spesso refrattari ad altri trattamenti, consentendo allo stesso tempo al neonato la formazione di un normale e completo sistema immunitario. Inoltre alcuni Autori prospettano un ruolo di questo alimento nei processi di osteogenesi, nella terapia dell’arteriosclerosi, nel recupero degli infartuati cardiaci, nei casi di senescenza precoce, nelle diete ipocolesterolemiche.

Pertanto la conoscenza degli aspetti quantitativi e qualitativi della produzione di latte Asinino, oltre a considerarsi essenziale per la stima dei fabbisogni nutrizionali della fattrice e del puledro, potrebbe anche rivestire un notevole interesse pratico ed economico in alimentazione umana, non solo per le età meno protette, e nell’industria farmaceutica, avute presenti le esperienze maturate nei paesi dell’Europa Orientale. In questa direzione di grande interesse si rivela un quadro puntuale e aggiornato sulle peculiarità dei componenti della frazione lipidica. 


Qualora il latte materno non sia disponibile, non esiste al momento attuale la formula ideale (così come non vi è consenso internazionale) su quale formula debba essere considerata di prima scelta nella terapia dell’allergia alle proteine del latte vaccino. 

Questa patologia ha la sua massima prevalenza nell’infanzia, e interessa circa il 3 % dei bambini di età inferiore ai 3 anni. Rappresenta la più frequente allergia alimentare del lattante. Benché la maggior parte dei bambini allergici alle proteine del latte vaccino acquisisca la tolleranza entro il quinto anno di vita, circa il 15 % dei pazienti mantiene la sua allergia anche nella seconda decade di vita e il 35 % di essi presenta reazioni allergiche anche ad altri alimenti. Attualmente i sostituti del latte vaccino sono le formule a base di aminoacidi (considerate non allergeniche e indicate nei casi più gravi), gli idrolisati proteici estensivi (derivano dall’idrolisi “spinta” della caseina e/o delle sieroproteine di latte vaccino, e possono essere utilizzati da almeno il 90 % all’interno di trials clinici, dato che possono essere definiti ipoallergenici). 

Le formule a base di proteine di soia sono indicate nei lattanti di età superiore a 6 mesi, perché la soia fa parte degli allergeni maggiori. Il latte di bufala e quello di capra possono creare problemi di cross-reattività con altre proteine nascoste in altri alimenti (biscotti). Il latte di capra è anche carente di acido folico, vitamine B6-B12 e ferro. Giovanna Conti (Osp. Inf. Regina Margherita di Torino) e Amedeo Conti (CNR-ISPA-Torino) hanno condotto uno studio (pubblicato su Pediatric Allergy Immunology) in vivo e in vitro sul latte di asina. Sono stati trattati 46 bambini. 

Le ricerche sino ad oggi hanno evidenziato come il latte equino sia più simile al latte materno rispetto a quello vaccino perché è ricco di lattosio e di calcio, e tenori simili in caseine e sieroproteine. Inoltre è ricco di acidi grassi poliinsaturi a lunga catena (rapporto a omega 6-omega3 simile al latte umano) ,bassa carica di soluti, bassa carica batterica. Il latte di cavalla è di difficile approvvigionamento, mentre quello di asina è facilmente reperibile. Lo studio ha dimostrato che la tollerabilità clinica è stata dell’82,6 % e inoltre si è dimostrato gradevole provocando un buon incremento staturo-ponderale. Il costo del trattamento è contenuto. I risultati necessitano di ulteriori conferme su una popolazione più generale e di varia provenienza geografica. In altre parole il latte di asina può rappresentare una valida alternativa per quei soggetti pluriallergici, intolleranti alla soia, al riso, agli idrolisati proteici e, per ora, va somministrato solo in ospedale per i controlli di tipo igienico-sanitario.


(FONTE: CONSORZIO LATTE D’ASINA.IT)

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